La Malattia Aterosclerotica
L’aterosclerosi è una malattia lentamente progressiva che indica l’ispessimento e l’indurimento della parete delle arterie di grosso e medio calibro, con eventuale formazione di placche di tessuto fibroso e materiale lipidico (ateromi). Spesso su queste placche si sovrappongono processi trombotici che comportano un ostacolo alla circolazione del sangue, pericoloso per l’integrità dei tessuti.
Soprattutto nei paesi ad elevato tenore di vita (nei quali rappresenta la causa maggiore di morte), gli effetti dell’aterosclerosi sono da considerarsi ancora più gravi di quelli dei tumori e delle malattie infettive come principale causa di morte. Sono state così intraprese iniziative per prevenire le temibili conseguenze di questa malattia come ad esempio l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale, la gangrena degli arti.
Le lesioni aterosclerotiche colpiscono l’aorta addominale, i punti di biforcazione dell’arco aortico e delle arterie iliache. Negli arti inferiori sono coinvolte le arterie femorali, le poplitee e le tibiali. Nel circolo coronarico le lesioni riguardano i rami principali e a carico della carotide e delle arterie celebrali, le lesioni hanno una distribuzione distrettuale.
FATTORI DI RISCHIO DELLA VASCULOPATIA ATEROSCLEROTICA Numerosi studi hanno dimostrato una correlazione fra aterosclerosi e l’età, il sesso, l’anamnesi familiare positiva per aterosclerosi, il fumo di sigaretta, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, l’iperlipidemia, il diabete mellito, i bassi livelli di HDL e la scarsa attività fisica: queste variabili rappresentano i fattori di rischio della malattia aterosclerotica.
OBESITA’. Quando il peso corporeo supera di molto il peso ideale, aumenta il rischio di mortalità per infarto del miocardio ed altresì la riduzione dello stesso del 5-10% può far regredire le anomalie metaboliche associate come le iperlipidemie . IPERTENSIONE ARTERIOSA. E’ un fattore di rischio importante soprattutto per la cardiopatia ischemica e la vasculopatia cerebrale. Numerosi studi hanno documentato che soggetti in età adulta con pressione diastolica (minima) superiore a 95 mm Hg, il rischio per cardiopatia ischemica è quattro volte maggiore rispetto a pazienti con pressione arteriosa normale. DISLIPIDEMIE. Esiste una chiara correlazione fra ipercolesterolemia e aumento dell’incidenza di infarto del miocardio, soprattutto in uomini di età compresa fra i 30 e 50 anni. Il colesterolo viene veicolato nel sangue da particolari lipoproteine chiamate LDL (low density lipoprotein), HDL (high density lipoprotein) e in minima parte dalle VLDL (very low density lipoprotein), che invece trasportano soprattutto trigliceridi.
Il livello di colesterolo totale non rappresenta un indice di rischio particolarmente specifico: infatti, sono i livelli di LDL-colesterolo che, se aumentati, sono correlati ad un maggior rischio di ischemia miocardica o cerebrale o più in generale ad una vasculopatia sclerotica. Le HDL invece hanno un ruolo protettivo nei confronti della malattia aterosclerotica: infatti molti studi avrebbero dimostrato che con l’aumento dei livelli di HDL-colesterolo si abbasserebbe il rischio di sviluppare una cardiopatia ischemica. Questo perchè le HDL avrebbero la funzione di rimuovere il colesterolo in eccesso dalla periferia e di trasportarlo al fegato per poi venire eliminato.
Nelle donne fino ai 55 anni di età, l’HDL-colesterolo è più elevato rispetto agli uomini, grazie all’azione positiva degli estrogeni. Anche piccole quantità di alcool consumate tutti i giorni, una dieta ricca di grassi monoinsaturi (dei quali è ricco l’olio di oliva), particolari acidi grassi poliinsaturi chiamati omega-3 (disponibili in commercio in compresse e in natura nel pesce) e l’attività fisica aumentano i livelli di HDL, mentre gli androgeni e il fumo di sigaretta li fanno diminuire.
La dieta rimane quindi alla base della terapia delle iperlipemie: andranno evitati i cibi ricchi in colesterolo, tipo fegato, cervello, uova, carni grasse come quelle di maiale, agnello e vitello. Sono preferibili gli acidi grassi di origine vegetale insaturi (es. : olio d’oliva, di mais, di soya, di girasole, margarina), impiegati crudi perché il riscaldamento, anche se lieve, li satura, anziché quelli di origine animale (burro, strutto, latte intero, panna, certi formaggi e insaccati); utile il pollo, il tacchino e il pesce. Non assumere più di tre uova alla settimana.
Il consumo di fibre vegetali indigeribili, come frutta, crusca, verdura, può contribuire a diminuire l’assorbimento intestinale del colesterolo con riduzione delle LDL del 5 - 10%. Le diete a base di soya, sembrano determinare una diminuzione, fino al 20%, dei valori della colesterolemia. Utili sembrano anche i legumi in genere (ceci, arachidi, lenticchie, fave, soya, fagioli, piselli).
GLICEMIA E DIABETE MELLITO. Autorevoli studi hanno evidenziato una correlazione fra iperglicemia ed aterosclerosi. Infatti il diabetico sviluppa, con più facilità rispetto all’individuo sano, una vasculopatia ateroslerotica dei vasi di maggior calibro (ischemica del miocardio, arteriopatia degli arti inferiori) FUMO DI SIGARETTA. Numerosi autori sono concordi nell’affermare che i fumatori possono sviluppare, con più facilità rispetto ai non fumatori, una cardiopatia ischemica o comunque una arteriopatia aterosclerotica.
ASSETTO GENETICO. L’aterosclerosi precoce è correlata all’esistenza di questa malattia nei soggetti della stessa famiglia. Prevenzione e terapia La prevenzione della malattia aterosclerotica deve essere attuata precocemente: sembra infatti che placche aterosclerotiche siano state rivelate in arterie di soggetti ventenni.
La prima preoccupazione è, quindi, di curare i numerosi fattori di rischio di questa patologia: trattare l’ipertensione, osservare scrupolosamente un corretto regime dietetico, fare attività fisica, abolire il fumo, controllare il proprio peso, trattare farmacologicamente i soggetti iperlipemici qualora le misure dietetiche siano insufficienti.
Studi su animali hanno evidenziato la remissione della placca aterosclerotica nelle arterie di grosso e medio calibro quando i valori del colesterolo venivano riportati ai livelli normali per un periodo medio-lungo.
Anche nell’uomo sembrano confermati queste evidenze, a patto che l’apporto di grassi venga ridotto drasticamente.
E’ quindi la prevenzione la prima misura terapeutica di questa malattia; esistono, infatti, farmaci usati per i fattori di rischio (iperlipemia grave, ipertensione arteriosa, diabete mellito), ma non per la malattia aterosclerotica.
In caso di ipercolesterolemia è essenziale osservare uno stretto regime dietetico, per diminuire i livelli di colesterolo-LDL: assumere acidi grassi monoinsaturi (l’acido oleico dell’olio d’oliva), riduzione dell’assunzione dei grassi fino a portarli al 30% delle calorie totali, e limitare il colesterolo fino a 300 mg. al giorno. In caso d’insuccesso con la sola dieta si ricorre alla terapia farmacologia per diminuire i livelli di colesterolo. Occorre inoltre aumentare i livelli di colesterolo-HDL mediante la riduzione del peso, l’attività fisica e l’abolizione del fumo.
Per i diabetici occorre tenere normali i livelli glucidici, e controllare frequentemente i livelli dell’emoglobina glicosilata. Per gli ipertesi è necessario teneri i livelli di pressione arteriosa al di sotto dei 140-90 con l’attenta osservazione di una eventuale terapia antiipertensiva.
Dott. Cristino Paravani
Tratto da un'articolo del 24-01-2004 |