La dieta dell’anziano
Sulla dieta dell’anziano influiscono diversi fattori, sia fisici (inappetenza da inattività fisica, masticazione inadeguata, digestione imperfetta, intolleranza per alcuni cibi), sia psicologici (apatia, disaffettività, solitudine, inappetenza), che di altro tipo (scarsezza di mezzi finanziari).
Con gli anni che passano, diminuisce sia il metabolismo, perché si riduce il lavoro fisico, sia la massa muscolare a causa della riduzione dell’assunzione delle proteine. Dopo i sessant’anni la dentatura precoce, l’atrofia dell’epitelio linguale e l’ipocloridria gastrica accompagnate alla riduzione della funzione della cistifellea creano i sintomi della mal digestione, particolarmente dopo aver mangiato un pasto lipidico o proteico. Per questo, riducendo la quantità di questi alimenti e frazionandoli, si migliorano i sintomi.
La riduzione dell’assorbimento di calcio, considerata fisiologica, è responsabile delle fratture del femore, più nelle donne dove la cascata ormonale della menopausa, crea un’aumentata fragilità ossea.
Una ridotta capacità di assorbimento anche del ferro può essere causa di anemia ferropriva.
L’assunzione di sostanze più ricche di calcio e ferro possono aiutare l’anziano a migliorare queste perdite: formaggio (parmigiano) per il calcio o legumi, verdure, spinaci per il ferro.
Anche la carne bovina può essere sostituita da carni alternative (pollo, tacchino, coniglio) o eventualmente del pesce. Anche una modica attività fisica mantiene discretamente toniche le ridotte masse muscolari.
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