Esposizione Alle Onde Elettromagnetiche E Risarcimento Del Danno
In questo ultimo ventennio abbiamo assistito ad una sempre maggiore costruzione di antenne radiotrasmittenti, linee ferroviarie ed elettrodotti: tale fenomeno, se da un lato evidenzia il crescente sviluppo tecnologico in corso, dall’altro è fonte di crescente preoccupazione per gli effetti che le onde elettromagnetiche emesse da tali apparecchiature e strutture possono produrre sull’individuo e per il possibile rischio di danno – ad oggi ancora oggetto di vivaci discussioni ed accesi dibattiti – che tali onde possono causare.
Alcuni studi epidemiologici, tutt’ora al centro di polemiche e discussioni, hanno posto in evidenza un rapporto di causa-effetto tra l’inquinamento elettromagnetico ed alcune forme di leucemia: tali considerazioni hanno allarmato moltissimi cittadini, alcuni dei quali hanno costituito dei veri e propri comitati – anche a livello del proprio quartiere – per richiedere lo spostamento o la rimozione di linee elettriche ed antenne.
La normativa in materia di onde elettromagnetiche, dei loro possibili effetti dannosi e di tutela del diritto alla salute è andata, dall’inizio degli anni ’90 in poi, via via crescendo: il dec. lgs. vo n. 626/94 enuncia una serie di prescrizioni in materia di sicurezza e di tutela della salute nelle attività di lavoro compiute sui video-terminali; il successivo decreto n. 645/96 tutela la posizione della lavoratrice in gravidanza e della lavoratrice in periodo di allattamento dai danni che possono derivare dalla esposizione alle onde generate da campi elettromagnetici a bassissima frequenza (i cd. CEM).
In aggiunta a tali decreti, la Comunità Europea ha emanato una serie di direttive e di trattati contenenti norme di precauzione e di prevenzione volte a minimizzare i rischi degli effetti nocivi delle radiazioni.
A tutela dei cittadini e dei lavoratori impegnati in settori che li esponevano ad onde ed altre immissioni, interveniva la Legge n. 249/97 che attribuiva alla Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni il potere di vigilare sui livelli massimi delle radiofrequenza; ed ancora: il successivo decreto Ronchi n. 381/98 fissava i limiti di esposizione alle radiofrequenze ed alle onde emesse da antenne di telecomunicazione.
In tale quadro legislativo, un posto di primaria importanza è rivestito dalla Legge n. 36/2001 che fissa i principi fondamentali diretti ad assicurare la tutela della salute dei lavoratori e, in genere, della comunità dagli effetti della esposizione ad onde e campi magnetici ed elettromagnetici.
Da quanto detto, è di tutta evidenza che gli organi internazionali e locali, attraverso gli enunciati trattati e leggi, offrono una ampia tutela ai cittadini e, in particolare, ai lavoratori sottoposti ad apparecchiature che emanano onde di varia natura: qual è, in tale contesto, l’atteggiamento assunto dalla Giurisprudenza (Tribunali ordinari ed amministrativi, Corti d’Appello, Cassazione, etc. etc. )?
La Giurisprudenza, sin dalla fine degli anni ‘70, ha riconosciuto la pericolosità delle onde elettromagnetiche: a ragion di ciò, le onde elettromagnetiche rientrano nella più generale disciplina delle “immissioni” di cui all’art. 844 Cod. Civile le quali, pur non creando un danno immediato e non essendo avvertibili dall’essere umano con i cinque sensi, determinano un rischio di danno: un rischio che, però, dev’essere esistente e concreto, nonché attestato da prove scientifiche.
Secondo quanto sancito dalla Cassazione, il danno causato dalle onde elettromagnetiche può configurarsi come:
A) danno alla salute, inteso come danno alla integrità psico-fisica di un individuo;
B) danno esistenziale, valutabile come quel danno che produce conseguenze negative sulla vita dell’individuo e sulla sua generica capacità di operare e di relazionarsi all’interno della società. Come già analizzato in precedenti articoli pubblicati su questo sito, il danno esistenziale è un danno che può svilupparsi anche nelle forma di danno estetico (lesione all’aspetto esteriore); danno psichico (lesione della integrità mentale); danno alla vita sessuale (difficoltà/impossibilità a rapporti); danno alla vita di relazione (difficoltà ad equipararsi ed a rapportarsi con gli altri nel campo del lavoro; nelle attività sportive; nelle attività sociali; etc. etc. ).
Tratto da un'articolo del 09-12-2004 |