La Malattia Mentale
La Legge Basaglia, circa 25 anni orsono, ha decretato la chiusura dei manicomi auspicando la trasformazione degli ospedali psichiatrici in comunità terapeutiche, stante la notevole differenza tra le strutture residenziali comunitarie rispetto a quelle sanitarie.
Infatti, la struttura residenziale sanitaria (Rsa) è un ospedale psichiatrico (con più di 100-120 posti letto) oppure una clinica psichiatrica (se di dimensioni inferiori), al cui interno operano medici psichiatri ed infermieri. Qui il posto letto costituisce il centro della struttura e gli interventi farmacologici il centro della terapia.
In siffatto contesto sono previste le contenzioni a letto del paziente e gli elettrochoc sono ammessi, laddove ritenuti necessari, e la quotidianità è tutto incentrata sulla visita dei malati al mattino, la somministrazione dei farmaci e la televisione come unico passatempo (!).
In tale contesto la figura del malato mentale resta quella di un soggetto sostanzialmente irrecuperabile, destinato a vivere perennemente nella condizione del “paziente psicotico sedato”.
Le Comunità terapeutiche, invece, sono organizzate in tutt’altro modo.
Qui, infatti, lo psichiatra e le sue competenze psicofarmacologiche sono pur sempre presenti, poiché sarebbe illusorio negare l’utilità e la necessità della terapia farmacologica, ma finiscono sullo sfondo, nel senso che l’attività è diversamente organizzata e prevede la partecipazione dei pazienti che non restano tutto il giorno sedati nel loro letto, ma vengono chiamati a partecipare della loro vita, seppur attraverso gesti ed attività quotidiane ed elementari come il vestirsi, il fare il letto, il partecipare alle attività culinarie, oltre poi, laddove le condizioni dei pazienti stessi lo consentono, seguire una terapia che prevede anche passeggiate, attività fisiche in palestra e/o piscina, il tutto anche attraverso l’opera paziente ed il prezioso contributo dei volontari.
In questo contesto, se il paziente dimostra di voler uscire e di aver raggiunto la giusta condizione, se ne discute con lui e con la sua famiglia, così come il paziente che rifiutasse le cure e/o che non rispondesse positivamente al trattamento farmacologico, ben potrebbe essere sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio, il tutto nel rispetto delle garanzie del paziente ed in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale.
Ovviamente, come spesso accade, le previsioni legislative restano per la più parte sulla carta e incontrano innumerevoli difficoltà a tradursi nella realtà quotidiana, così come per molti versi anche nella fattispecie, ma l’impegno di tutte le forze deve essere costante affinché non vada perduto ciò che, comunque, con sacrificio seppur lentamente è stato ad oggi conquistato, soprattutto in favore delle categorie più deboli, come quella dei malati mentali, che hanno bisogno dell’ausilio di tutti per sperare in una condizione ed in un futuro sempre migliori.
Tratto da un'articolo del 02-05-2005 |