Infezione Hiv E Invalidità Civile
Con la sentenza n. 9960/2002, la Cassazione Civile – Sezione Lavoro ha affrontato il tema scottante ed attualissimo dell’incidenza dell’infezione da HIV sulla capacità lavorativa dei soggetti che ne sono affetti, quando ancora non si siano verificate manifestazioni cliniche da immuno-deficienza. .
Nel caso preso in esame dalla Suprema Corte, infatti, era emerso che la persona interessata, poco più che trentacinquenne, pur essendo affetta da HIV in fase avanzata, non presentava allo stato manifestazioni cliniche da immunodeficienza, ben tollerando le cure antivirali che le venivano praticate. Pertanto, nonostante la comprovata necessità di quotidiana assunzione di farmaci, e nonostante la grave depressione del tono dell’umore dovuta alla consapevolezza del grave stato di malattia, i Giudici del merito non avevano ritenuto sussistere in capo all’interessata una riduzione della capacità lavorativa in misura tale da giustificare il diritto ad emolumenti economici.
La Suprema Corte, ritenendo assolutamente superficiale la valutazione espressa nei precedenti gradi di giudizio, per avere i Giudici del merito omesso di considerare l’effettiva incidenza invalidante dell’HIV a causa dell’indebolimento che essa produce, nonché per la necessità di trattamento farmacologico quotidiano, suscettibile, tra l’altro, di produrre un collasso psichico di rilevante entità (c. d. invalidità etica), ha ritenuto fondate le argomentazioni dell’interessata, statuendo che “la sentenza impugnata non è sufficientemente motivata in relazione alla incidenza sulla capacità lavorativa della riscontrata infezione da HIV, peraltro in fase avanzata, e in relazione agli effetti provocati dalla necessità del trattamento farmacologico che lo stesso Tribunale afferma essere quotidiano. ” Al proposito, la Corte sostiene che “il mero riferimento alla tolleranza alle cure antivirali non è idoneo ad escludere l’esistenza di effetti della grave affezione incidenti sulla capacità lavorativa;” ed ancora, nella sentenza n. 9960 si legge che “altrettanto sommaria è la negazione della c. d. invalidità etica, ossia di quella patologia psichica che generalmente comporta la consapevolezza di essere affetto da malattia con prognosi letale (cfr. Cass. 9/3/1992 n. 2921), per la quale il Tribunale si limita ad escludere l’esistenza di traccia significativa”.
Tratto da un'articolo del 10-09-2002 |