La Protesizzazione Acustica
L’applicazione di una protesi acustica è un complesso procedimento terapeutico mirato alla risoluzione dei problemi comunicativi causati da una ipoacusia che determini uno stato di inabilità e che non sia migliorabile con l’utilizzo di terapie farmacologiche o interventi chirurgici.
Il corretto approccio ad un paziente che presenta un deficit uditivo consiste innanzitutto nella diagnosi precoce dell’ipoacusia, nella valutazione della potenziale evoluzione della stessa, nella dotazione di idonei apparecchi acustici ed infine in una verifica a breve e lungo termine finalizzata al controllo del funzionamento adeguato delle protesi installate, alla loro effettiva efficacia ed al loro utilizzo con costanza.
Dal punto di vista storico, la realizzazione del primo apparecchio acustico risale al XVIII secolo ed era costituito da un corno che veniva applicato al condotto uditivo esterno. Il cornetto acustico venne prodotto in varie tipologie e rimase l’unico vero dispositivo per gli audiolesi fino all’inizio di questo secolo. Solo negli anni ’50, grazie all’applicazione dei primi circuiti a transistors montati su circuiti stampati, fu possibile costruire protesi acustiche di dimensioni più contenute.
Attualmente l’apparecchio acustico non è più assimilabile ad un semplice amplificatore di suoni ma, grazie alla tecnologia microelettronica, si è notevolmente perfezionato ed è divenuto un elaboratore/processore dei segnali, consentendo di adattare le proprie caratteristiche elettroacustiche alla maggior parte dei tipi di deficit uditivo ed offrendo al paziente ipoacusico un’amplificazione controllata e confortevole.
L’innovazione tecnologica ha permesso infatti di superare le difficoltà che incontravano gli apparecchi tradizionali (analogici) nell’adattamento alle varie situazioni di ascolto (silenzio, rumore, musica, ambienti affollati, suoni forti, ecc. ), soprattutto per quanto riguarda la discriminazione della voce in ambiente rumoroso, e l’introduzione delle protesi più sofisticate (Programmabili e Digitali) ha reso tali dispositivi ancora più capaci di rispondere alle attese del paziente ipoacusico.
I modelli di apparecchi acustici si distinguono schematicamente in protesi a conduzione ossea e protesi a conduzione aerea. Le prime vengono utilizzate esclusivamente nelle ipoacusie trasmissive ed in particolare in caso di soggetti con otorrea cronica o bambini affetti da microtia bilaterale associata ad assenza del condotto uditivo esterno. Il modello più diffuso è quello ad occhiale, dove i circuiti sono inseriti nelle stanghette e i ricevitori sono sostituiti da vibratori ossei che, posizionati all’estremità delle aste, trasmettono le vibrazioni sonore alle mastoidi.
Le protesi a conduzione aerea rappresentano i dispositivi più efficaci e più frequentemente usati, e si distinguono in protesi retroauricolari e protesi endoauricolari, a seconda di dove viene collocato il guscio sagomato contenente le componenti elettroniche (dietro il padiglione auricolare o all’interno del condotto uditivo esterno), e sono indicate per le ipoacusie neurosensoriali.
L’età di insorgenza dell’ipoacusia determina problematiche differenti nell’ambito del processo di riabilitazione protesica acustica.
Nel bambino la mancanza dell’udito ha ripercussioni molto gravi sull’acquisizione del linguaggio, sullo sviluppo intellettivo, sul controllo espressivo, sulla vita di relazione e sullo sviluppo delle diverse potenzialità, per cui è indubbia l’esigenza di una adeguata e tempestiva protesizzazione, associata ad un costante ed efficace intervento logopedico.
Nell’adulto invece la protesizzazione acustica ha l’obiettivo di far recuperare in modo più o meno completo un’abilità già posseduta in passato e che si è deteriorata a causa di processi morbosi di diversa natura. Ad ostacolare tale intento intervengono però spesso delle resistenze di natura psicologica da parte del soggetto ipoacusico nell’affrontare tale menomazione, in quanto la protesizzazione rende in qualche modo manifesto l’handicap uditivo.
I dispositivi miniaturizzati di ultima generazione consentono di superare più facilmente tali pregiudizi psicologici ma rimangono, soprattutto per quanto riguarda le persone in età più avanzata, delle difficoltà nell’accettazione della protesi acustica, che sono generate anche dal senso di frustrazione ed impotenza che essi frequentemente avvertono e che li inducono all’isolamento, alla diffidenza, alla depressione, all’alterazione del benessere psicofisico. Se invece il soggetto sordo viene tolto dal silenzio, il più delle volte angosciante, che lo ha indotto all’isolamento, riacquista fiducia in se stesso, sicurezza, maggiore autonomia e ritrova la forza ed il desiderio di comunicare, di sentirsi parte integrante della società.
Dott. Fabrizio Perazzetti Medico ANMIC Specialista in Otorinolaringoiatria
Tratto da un'articolo del 05-03-2004 |