Prostata: C'è Anche Terapia.
Quando arriva il problema, non sempre la soluzione si
traduce in intervento chirurgico, grazie ai farmaci.
DEFINIZIONE
L’iperplasia prostatica benigna (I. P. B. ) ovvero l'ingrossamento benigno della prostata, è un evento che colpisce il 20-25% dei maschi all’età di quarant’anni, il 60% per cento al di sopra dei cinquantacinque anni e addirittura il 90% intorno ai sessanta anni.
QUADRO CLINICO
L'I. P. B. è caratterizzata da sintomi irritativi (pollachiuria, nicturia, disuria, urgenza) ed ostruttivi (sforzo menzionale, gocciolamento terminale, ipovalidità del getto, intermittenza del flusso, tenesmo vescicale).
La sintomatologia irritativa precede cronologicamente quella ostruttiva; essa si ha in risposta all’adattamento della vescica alle modificazioni sia strutturali che funzionali conseguenti all'ostruzione cervico-uterale.
La sintomatologia ostruttiva è segno di cronicità che si combina con le alterazioni istologiche ed anatomiche.
La resistenza allo svuotamento vescicale determina un aumento di pressione all'interno della vescica accompagnato da ipertrofia detrusoriale che ripristina il flusso urinario.
DIAGNOSI CLINICA
In rapporto all'iter diagnostico ci si avvale dei seguenti esami: anamnesi, esame obiettivo, esami di laboratorio e strumentali. L'utilizzo di indici sintomatologici rappresenta per il paziente un importante strumento di autovalutazione per una diagnosi precoce. Il P. S. A. (antigene prostatico specifico), attualmente il miglior marker del carcinoma prostatico, anche se non perfetto in quanto è specifico d'organo ma non della malattia, può aumentare anche in relazione all'età, in caso di I. P. B. , D. R. E. , rapporto sessuale nelle ultime quarantotto ore, ritenzione urinaria acuta, infarto prostatico mentre una terapia farmacologica può determinare una sua diminuzione.
Notevole importanza nello studio dell'I. P. B. riveste l'ecourodinamica combinata, la sola in grado di dare una valutazione sia morfologica che funzionale della componente organica e dinamica.
L'ecografìa, metodica tradizionalmente ritenuta morfologica, viene da noi condotta in chiave dinamica.
L'urodinamica, metodica elettivamente funzionale, nella maggior parte dei casi limitata alla sola flussimetria, consente una valutazione immediata del risultato finale delle interazioni tra le pressioni endovescicali e le resistenze endocervico-uretrali.
TERAPIA
II protocollo terapeutico per la I. P. B. è diverso in rapporto alle indicazioni che possono essere assolute (deterioramento della funzionalità renale, idronefrosi, scompenso vescicale con incontinenza da sovradistensione, ritenzione acuta di urina, ematuria macroscopica) e instabilità vescicale, sintomatologia che peggiora la "qualità della vita").
Nell'opzione terapeutica in senso urofarmacologico, in assenza di indicazioni assolute all'intervento, una significativa riduzione dei sintomi si ottiene attraverso l'impiego di farmaci che agiscono sulla componente statica (volume prostatico) o su quella dinamica (oscillazione ottimale del tono muscolare cervico-prostatico).
Nella nostra esperienza troviamo beneficio dall'associazione di farmaci che agiscono su entrambe le componenti; in caso contrario ci si indirizzerà verso la terapia chirurgica comprendente tecniche invasive e mini-invasive. Le invasive sono rappresentate dalla resezione transuretrale della prostata (TURP), l’adenoctomia a cielo aperto e l'incisione transuretrale della prostata (TUIP).
Dott. Umberto Canta Dott. G. Di GiovacchinoTratto da un'articolo del 15-02-2003 |