Pressione Arteriosa E Funzione Renale Nell’anziano
Con l’avanzare dell’età la pressione arteriosa tende ad aumentare, si passa da un incremento di circa il 5% nel secondo decennio di vita, ad una superiore al 50% nel settimo.
Nel determinismo dell’ipertensione dei soggetti anziani intervengono numerosi meccanismi quali:aumento delle resistenze vascolari periferiche,aumento delle resistenze renali,aumento della pressione differenziale con elevazione in particolare della pressione sistolica,diminuzione della portata cardiaca per diminuzione della gittata cardiaca e della frequenza , diminuzione del volume intravascolare- aumento del contenuto di sodio nell’organismo, aumento della massa cardiaca , ipertrofia ventricolare sinistra.
Alcuni di questi meccanismi come l’aumento delle resistenze periferiche e di quelle renali, sono proprie dell’età avanzata, altri meccanismi dipendono dalla sclerosi delle grandi arterie e particolarmente dell’aorta che comporta una diminuzione di elasticità e quindi di innalzamento della pressione sistolica e conseguentemente aumento della pressione differenziale.
Correlata all’aortosclerosi è l’aumento della natriuresi da pressione che condiziona l’equilibrio salino e le alterazioni a carico del cuore.
La funzione renale a sua volta, con l’avanzare dell’età si riduce, tanto che la clearance dell’inulina che a 25 anni è di media pari a 150 ml/min, a 80 anni si riduce a 75 ml/min. Cio’ è dovuto al progressivo decremento del filtrato glomerulare a causa di modificazioni strutturali dei glomeruli che portano per meccanismo ischemico alla loro obsolescenza: in quelli corticali attraverso un progressivo collasso dei capillari della matassa glomerulare e la chiusura del lume dell’arteriola afferente; in quelli midollari attraverso la creazione di shunt tra arteriola afferente ed efferente.
Poiché con l’età si determinano le suddette alterazione , sembrerebbe esistere una stretta connessione tra ipertensione e funzione renale. E’ difficile pensare alle alterazioni della funzione renale come causa essenziale dell’ipertensione nell’anziano, infatti la riduzione della funzione renale è considerevole a partire da 70-80 anni, mentre l’insorgenza dell’ipertensione è più precoce. Se mai c’è da supporre che sia proprio l’ipertensione ad esercitare un effetto negativo sulla funzione renale aiutata anche dalla presenza di alterazioni vasali di tipo aterosclerotico.
Di fronte ad un anziano con ipertensione e con riduzione del filtrato glomerulare, è necessario chiedersi se questo secondo aspetto rientri nei limiti di quanto l’invecchiamento comporti, o se sia una condizione patologica del rene primitiva o secondaria. La tipica nefropatia dell’anziano iperteso è la nefroangiosclerosi, con elevazione della creatininemia, presenza di proteinuria ed ipoalbuminemia moderata .
Sorge dunque il dubbio se trattare sempre e comunque l’ipertensione dell’anziano onde evitare le complicanze descritte. Studi anglosassoni hanno stabilito che bisogna valutare caso per caso nel senso che se la pressione sistolica oscilla tra valori di 140- 160 mmHg in assenza di fattori di rischio addizionali, il vantaggio di abbassare la pressione diviene così modesto da non compensare i possibili inconvenienti legati alla somministarzione dei farmaci anti-ipertensivi.
In conclusione la terapia anti-ipertensiva mantiene nell’anziano tanto valore in quanto riduce malattie e morti cardiovascolari, ma in presenza di ipertensione lieve e senza complicanze e senza altri fattori di rischio la necessità di somministrare farmaci specifici va attentamente ponderata.
Dott. ssa Gigliotti Petronilla Medico A. N. M. I. C.
Tratto da un'articolo del 20-01-2004 |