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Tempestività Della Sanzione Disciplinare: La Cassazione Precisa

La Corte di Cassazione - Sezione Lavoro, con la sentenza 23 giugno 2003, n.
9963, pronunciandosi sulla questione della legittimità del licenziamento irrogato diversi mesi dopo la commissione, da parte del lavoratore, di un illecito disciplinare avente rilievo anche penale, stabilisce un importante principio di diritto affermando che la tempestività della sanzione disciplinare deve tenere in considerazione il tempo necessario al datore di lavoro per verificare, ricostruire e valutare la condotta del lavoratore, al fine di consentire una contestazione il più possibile specifica e circostanziata.
Deve, cioè, permettere concretamente al datore di lavoro, di venire a conoscenza della illegittimità della condotta del lavoratore e di reagire, anche in riferimento alla complessità delle indagini necessarie per accertare l'illecito.


In particolare, secondo la Corte, qualora l’illecito disciplinare abbia anche rilievo penale, il principio della immediatezza della contestazione non può considerarsi violato dal datore di lavoro che, avviate le proprie indagini senza pervenire ad un sicuro accertamento di colpevolezza, decida, ai fini di un corretto accertamento del fatto, di attendere l’esito degli accertamenti svolti in sede penale, contestando l’addebito solamente dopo avere acquisito la certezza della riferibilità dei fatti al dipendente; e ciò, anche se, ovviamente, l’eventuale sentenza di condanna sia priva di efficacia vincolante nel giudizio disciplinare, poiché ciò che viene in questione non è il contenuto della sentenza, bensì la condotta del lavoratore nel processo, quale elemento che, integrandosi con l’insieme degli indizi già acquisiti dal datore di lavoro, attribuisce alla situazione complessiva la caratteristica della chiarezza e della univocità, che pure mancava all’inizio dell’indagine accertativa.

Tratto da un'articolo del 20-09-2004
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